Non mi sembra vero ma sono passati sei mesi dall’inizio di questo viaggio. Ho voluto raccontarvi, mettendo pelle e anima in ciò che scrivevo, la mia storia nel mondo di Pino e la storia del suo successo.
Son partita con l’idea di far qualcosa per non dimenticarlo, e cantare le sue canzoni, raccontando un pezzo della mia vita ogni volta, mi ha fatto rimestare nei ricordi più preziosi, mi ha restituito intatto e rinnovato lo stupore delle emozioni che ancora adesso, dopo venticinque anni, mi dona la sua voce.
Questa è stata l’occasione anche per trovare il coraggio di cantare, conservando sempre quel sentirmi inadeguata che, spero, col tempo possa abbandonare in gran parte le mie spalle.
Volevo concludere con qualcosa di diverso e regalarvi qualcosa di speciale. Mi frullava da mesi l’idea di voler fare Gli amori son finestre, questa canzone meravigliosa che Pino ha cantato durante l’omonimo tour del 2010 e che non ha mai pubblicato. Su Youtube c’è qualche video live, il testo è semplicemente recitato da Flavio Insinna; non c’è una base strumentale da poter utilizzare.
All’inizio avevo pensato di reinterpretarla piano e voce, m’ero anche ricacciata gli accordi ma non ho un pianoforte a disposizione quotidianamente ed era piuttosto scomodo andare ogni volta a Bojano per studiarmela. E allora?
La parte strumentale non esiste? Bene, me la creo io.
Ho pensato ad Imagine di John Lennon perché per Pino era la canzone universale per eccellenza, so che una volta la fece addirittura ascoltare in una Chiesa perché la riteneva una vera e propria preghiera.
Prima di mettermi a tavolino e sviluppare l’idea che mi era venuta in mente, ho letto un po’ la storia di questa canzone, mi serviva per entrarci dentro, per sentirla mia ed ho trovato due coincidenze: la prima, che sapevo ma avevo dimenticato, è che John Lennon, come Pino, è morto l’8 Dicembre; la seconda è che nel maggio di precisi cinquanta anni fa l’autore la registrò per la prima volta nello studio di casa sua (ed io avevo già programmato di pubblicarla proprio oggi).
Lì ho capito che era la canzone giusta e mi piace pensare che Pino abbia usato questa maniera per dirmi che l’idea che avevo avuto era bella e gli piaceva.
Mi sono seduta con carta e penna, ho scritto e sviluppato ciò che mi ronzava nel cervello (e nel cuore), ho fatto una decina di giorni di pre-produzione e in quasi dieci ore di registrazione e post-produzione fatte in uno studio con un fonico è venuta fuori questa crasi musicale.
Avreste dovuto vedermi la mattina, prima di entrare nello studio: ero tesa, in ansia, concentrata e preoccupata. Per la prima volta registravo qualcosa che avevo pensato e sviluppato in totale autonomia, senza la certificazione di un musicista. Ho detto fra me e me: ”Se verrà bene sarò felice, se farà schifo andrà bene lo stesso, sarà stata l’occasione per misurarmi e mettermi in gioco!”
Oggi non sono meno tesa, anzi, sono molto curiosa di sapere come l’avete accolta, se vi è piaciuta, se vi siete emozionati o se, magari, vi ha lasciato niente.
MANGO ON MY MIND mi ha insegnato diverse cose: la prima è che niente è scontato, né il sostegno di chi pensi ti sostenga né l’attenzione di chi non credevi ti seguisse. Ho imparato che avere fiducia in me è una grande sfida e come una stalattite deve formarsi goccia a goccia, sperando non conservi la stessa fragilità; ho imparato che l’attenzione è un deficit che tutti abbiamo, che comunicare qualcosa è un bisogno molto profondo per me e che, at last but not least, nonostante le canti da anni e anni, le canzoni di Pino sono veramente difficili!
Per questo progetto son davvero pochi i grazie da dispensare pertanto mi limiterò a farli in privato.
Non posso esimermi, però, dal ringraziare chi mi ha seguito e sostenuto pubblicamente, costantemente e semplicemente lasciando un commento, condividendo i link che ogni venerdì ho pubblicato. In verità voglio ringraziare anche chi, pur sbirciando, non mi ha degnato di un pensiero.
L’augurio che mi faccio come fan è che il futuro porti qualche novità: il mondo va troppo veloce e Pino è con un piede nel dimenticatoio. Tra speculare e far poco c’è tanta differenza…
L’augurio che mi faccio come persona, invece, è che questo possa essere solo l’inizio di una strada nella Musica.
Grazie di cuore!
Con Amore, Maura